Un impianto domestico per la raccolta dell'acqua piovana convoglia, filtra e accumula l'acqua meteorica che cade sui tetti delle abitazioni. Il principio di funzionamento è diretto: l'acqua percorre un percorso controllato dalla superficie di captazione fino al punto di utilizzo, senza entrare nella rete idrica pubblica.
Superficie di captazione
La copertura dell'edificio costituisce la superficie di captazione. In Italia, i tetti più comuni sono in laterizio, lamiera zincata, ardesia o membrane bituminose. Il materiale del manto incide sulla qualità dell'acqua raccolta: le superfici in laterizio non smaltato tendono a rilasciare particolato fine nelle prime piogge; le membrane bituminose possono cedere composti organici volatili in presenza di calore. Per questa ragione il filtro di primo deflusso è componente essenziale in qualsiasi impianto.
La quantità d'acqua raccoglibile dipende dalla superficie del tetto (in m²), dal coefficiente di deflusso specifico del materiale di copertura e dalla piovosità locale. In Lombardia, ad esempio, la piovosità media annua varia tra 700 e 1.700 mm a seconda della zona, con valori più elevati nelle aree prealpine.
Grondaie e pluviali
Le grondaie orizzontali raccolgono l'acqua lungo il perimetro del tetto e la convogliano verso i pluviali verticali. Il dimensionamento di questi elementi dipende dall'area drenante e dall'intensità di pioggia di progetto. La norma tecnica di riferimento per il dimensionamento delle reti di scarico acque meteoriche negli edifici è la UNI EN 12056-3.
I materiali più diffusi per grondaie e pluviali sono:
- PVC: leggero, economico, resistente alla corrosione. Richiede giunti di dilatazione ogni 6–8 m in climi con escursioni termiche elevate.
- Rame: alta durata, aspetto estetico ricercato, costo elevato. Può alterare il pH dell'acqua raccolta se non è presente un filtro a valle.
- Zinco-titanio: resistente e malleabile, adatto a profili architettonici complessi.
- Acciaio inox: usato in contesti industriali o dove è richiesta massima resistenza meccanica.
Filtro di primo deflusso
Il filtro di primo deflusso (in inglese first flush diverter) separa la prima parte della pioggia, quella che dilavava il tetto dopo un periodo secco e quindi contiene la concentrazione più elevata di contaminanti, dal resto dell'acqua che viene diretta al serbatoio.
Il volume di primo deflusso da scartare viene generalmente calcolato come 0,5–1 litro per metro quadrato di superficie di raccolta. Dispositivi commerciali prevedono un tubo di accumulo calibrato che si riempie con i primi millimetri di pioggia; quando si riempie, l'acqua successiva viene automaticamente deviata verso il serbatoio.
La norma UNI 11545:2014 "Impianti per la raccolta e l'utilizzo dell'acqua piovana" fornisce le linee guida tecniche di riferimento per la progettazione di questi sistemi in Italia.
Serbatoio di accumulo
Il serbatoio è l'elemento centrale del sistema. Può essere posizionato fuori terra (in giardino o in cantina) oppure interrato sotto il giardino o il vialetto d'accesso. La scelta dipende dallo spazio disponibile, dalla quantità d'acqua da accumulare e dall'uso previsto.
| Tipo | Capacità tipica | Materiale comune | Note |
|---|---|---|---|
| Fusto fuori terra | 200–500 L | HDPE, polipropilene | Installazione semplice, adatto a piccoli giardini |
| Serbatoio interrato | 1.500–10.000 L | HDPE, vetroresina, calcestruzzo | Non occupa spazio in superficie, temperatura più stabile |
| Cisterna in calcestruzzo | 5.000–20.000 L | Calcestruzzo armato | Soluzione duratura, richiede impermeabilizzazione interna |
Filtrazione interna e distribuzione
Prima dell'ingresso nel serbatoio è consigliabile posizionare un ulteriore filtro a cestello (mesh 0,2–0,5 mm) per trattenere foglie e detriti residui. All'interno del serbatoio, la presa dell'acqua è posizionata a quota intermedia per prelevare l'acqua più pulita, evitando sia lo strato superficiale (dove galleggiano eventuali contaminanti) sia il fondo (dove si depositano i sedimenti).
La distribuzione avviene tramite una pompa sommersa o esterna che alimenta una rete separata dalla rete dell'acqua potabile. In Italia, la separazione fisica tra le due reti è obbligatoria ai sensi della normativa igienico-sanitaria vigente. Le utenze tipicamente collegate a questa rete sono: irrigazione giardino, cassetta WC, lavaggio pavimentazioni esterne e lavatrice (in quest'ultimo caso è richiesta una filtrazione più accurata).
Overflow e sicurezza
Ogni serbatoio deve essere dotato di uno scarico di troppo pieno per gestire le precipitazioni eccezionali senza allagamenti. Lo scarico di overflow è generalmente collegato alla rete di smaltimento delle acque meteoriche o a un sistema di infiltrazione nel suolo (pozzo perdente), nel rispetto dei vincoli idrogeologici locali.
Per approfondire la scelta di grondaie e pluviali, vedi Pluviali e grondaie: guida alla scelta. Per la selezione dei filtri, vedi Filtri per acqua meteorica: tipologie e manutenzione.